La Voce di Carlo Buonerba

La Voce di Carlo Buonerba
Buongiorno. Sperando che il giorno poi sia buono davvero, è difficile fare una presentazione di una cosa che nemmeno si conosce e nemmeno si comprende dove potrà arrivare, gli esordi di per sé non mostrano mai il valore, ma solo gli intenti, le sottili e ispide flessioni dell’animo che guidano verso una mèta di cui si comprende la forma, forse, ma non certo il contenuto. L’idea, la volontà, l’obiettivo a cui questo spazio vorrebbe tendere è in sé azzardata e anacronistica, trovare il punto di non ritorno che lega indissolubilmente Arte e Sport: le gesta di campioni che fanno sognare la folla, ma anche una cultura poetica, un occhio sensibile e”diverso” che sia uno specchio della società che ci circonda e quando fosse necessario una critica dura senza se ne ma. Dire, dunque, che questa Voce sia pregna solo di sport è un vizio di forma dal quale voglio subito disilludervi. Lo sport, il calcio, la mia malcelata juventinità latente, saranno è vero una base solida su cui poggiare, ma mai dovranno rappresentare un limite, un confine invalicabile dal quale sia impossibile affrancarsi. L’idea ammaliante che un atleta possa essere paragonato a un artista di per sé stata affrontata da grandissimi e insospettabili personalità del nostro tempo, ed è una tematica sulla quale mi impegnerò parecchio, mostrando ai cari lettori aspetti sconosciuti, rischiando anche con parallelismi assurdi e forzati di perdermi. Vi saranno articoli (calcistici ma non solo), riflessioni, suggestioni, poesie sparse e riarse, tutti scritti “rubati” a grandi autori, creati da me medesimo o da chi potrà essere affascinato dal tentativo di fondere l’arte nello sport e lo sport nell’arte. Come tutte le creazioni artistiche di una certa complessità, questo mondo parallelo e distonico, si alimenterà del contributo fondamentale e imprescindibile del fruitore, a cui chiedo, uno sforzo inumano per interagire, correggere e dettare le linee per una nuova voce che sia veramente nuova e non per tutti.

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sabato 24 giugno 2006

Che ne sarà di noi?


Il tifoso juventino, esemplare unico e irripetibile, specie da proteggere e difendere in questi giorni di tempesta, verrebbe quasi l'idea di fare una lettera aperta al WWF. Una specie di animale che fino a qualche mese fa sembrava avere vinto tutte le battaglie evolutive dei cento vent'anni di storia pallonara, tant'è che le apparenze sono come sempre effimere e pronte ad essere rivoltate dall'incedere maestoso dei venti.
Gli juventini erano sempre invidiati e sempre tacciati con estremo sarcasmo di giochi sinistri di ombre, di successi che erano così disarmanti, gli altri, gli avversari si appellavano spesso all'avversità dei Numi, alla fortuna così accondiscendente per la grande vecchia Signora del calcio italiano, e noi juventini eravamo felici di essere così baciati e coccolati dalla dea bendata, eravamo così convinti che lassù qualcuno ci amasse davvero, pur tuttavia sapevamo che prima o poi la ruota sarebbe girata anche per noi, lo pensavan o un po' tutti e forse si credeva che un tempo saremmo diventati una squadra normale, con le debolezze e la paure di tutte le altre compagini, nessuno però poteva immaginare lo tsunami di proporzioni bibliche che da cinquanta giorni a questa parte si è abbattuto sulla società bianconera per giunta su una delle migliori juventus degli ultimi vent'anni.
Così in poco più di un mese si è frantumata l'immagine che il glorioso club torinese si era creato nei suoi oltre cento anni di storia. Un'immagine che per i romantici del calcio quale sono io ha il sorriso ironico dell'avvocato Giovanni Agnelli, ha i capelli candidi di Giampiero Boniperti, la faccia pulita di Marco Tardelli, il braccio sulla nuca dell'eroe Michel, il codino divino di Roberto Baggio, le parabole fluttuanti d' Alessandro Del Piero, il cuore grande e la classe sibillina di Gaetano Scirea, le ginocchia supersoniche di Boniek, le mani da gigante di Dino Zoff.
La juventus è e resterà sempre questa per tutti quanti amano il calcio, per tutti quelli che hanno la convinzione che il male esista in tutti e a prescindere da tutto, per quelli convinti che il giustizialismo sia una negazione della verità quanto la frode, per tutti quanti amano lo sport e sanno che alla fine è il bene che vince. Ma quale futuro per gli juventini, insomma che ne sarà di noi? No si sa in quale campionato andremo a giocare, non si sa con quali giocatori lo affronteremo, non si sa nemmeno con quale nome verremo (ri)battezzati ma sappiate che rinasceremo dalla cenere e che torneremo più forti e famelici di prima, perché la juventus football club è un'idea sana e geniale è un'idea vincente che non può essere cancellata dalle aule di nessun tribunale e perché, di questo sono sicuro, in fondo in fondo lassù qualcuno ci ama.

Carlo Buonerba
www.worldmagazine.it

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