La Voce di Carlo Buonerba

La Voce di Carlo Buonerba
Buongiorno. Sperando che il giorno poi sia buono davvero, è difficile fare una presentazione di una cosa che nemmeno si conosce e nemmeno si comprende dove potrà arrivare, gli esordi di per sé non mostrano mai il valore, ma solo gli intenti, le sottili e ispide flessioni dell’animo che guidano verso una mèta di cui si comprende la forma, forse, ma non certo il contenuto. L’idea, la volontà, l’obiettivo a cui questo spazio vorrebbe tendere è in sé azzardata e anacronistica, trovare il punto di non ritorno che lega indissolubilmente Arte e Sport: le gesta di campioni che fanno sognare la folla, ma anche una cultura poetica, un occhio sensibile e”diverso” che sia uno specchio della società che ci circonda e quando fosse necessario una critica dura senza se ne ma. Dire, dunque, che questa Voce sia pregna solo di sport è un vizio di forma dal quale voglio subito disilludervi. Lo sport, il calcio, la mia malcelata juventinità latente, saranno è vero una base solida su cui poggiare, ma mai dovranno rappresentare un limite, un confine invalicabile dal quale sia impossibile affrancarsi. L’idea ammaliante che un atleta possa essere paragonato a un artista di per sé stata affrontata da grandissimi e insospettabili personalità del nostro tempo, ed è una tematica sulla quale mi impegnerò parecchio, mostrando ai cari lettori aspetti sconosciuti, rischiando anche con parallelismi assurdi e forzati di perdermi. Vi saranno articoli (calcistici ma non solo), riflessioni, suggestioni, poesie sparse e riarse, tutti scritti “rubati” a grandi autori, creati da me medesimo o da chi potrà essere affascinato dal tentativo di fondere l’arte nello sport e lo sport nell’arte. Come tutte le creazioni artistiche di una certa complessità, questo mondo parallelo e distonico, si alimenterà del contributo fondamentale e imprescindibile del fruitore, a cui chiedo, uno sforzo inumano per interagire, correggere e dettare le linee per una nuova voce che sia veramente nuova e non per tutti.

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martedì 16 giugno 2009

La stirpe dei Rossi


Nomen omen: i latini, usavano tale espressione per indicare come nel nome fosse annidato il presagio, il destino della propria esistenza. Ora trovandoci di fronte ai tanti che amano lo sport con passione e irrazionalità, specie nel Bel Paese c’è un nome che troneggia indisturbato e che da più di un ventennio è portatore di grandi emozioni. Il nome, anzi il cognome di cui sto dibattendo è forse uno dei più diffusi nella penisola, eppure è così lieto e felice per i nostri ricordi che nessuno osa mai dubitare sulla sua natura benefica: la stirpe dei Rossi, iniziata con il mitico Paolo, alias Pablito, capace con la nazionale di Bearzot di realizzare 6 reti nelle ultime tre partite a Spagna 82’, tripletta fondamentale contro lo stratosferico Brasile di Zico e Falcao, doppietta in semifinale con la Polonia e prima marcatura azzurra nella finale vinta tre a uno contro la Germania dell’Ovest, in quell’anno Pablito, oltre al titolo di capocannoniere del mondiale ispanico, vinse un meritatissimo pallone d’oro.
Dopo Paolo, sportivamente c’è stata una pausa lunga un decennio, forse meno se ci si ricorda di un campionissimo di uno sport meno diffuso ma portatore di grandissimi successi all’Italia Olimpica, tale Antonio Rossi che nella canoa ha vinto tutto quello che umanamente si poteva vincere tra cui cinque medaglie nelle ultime quattro edizioni delle Olimpiadi (tre ori: 2 ad Atlanta 1996 e uno a Sidney 2000). Se, invece sconfinassimo nel terreno artistico musicale dovremmo annoverare, una paio di casi eccezionali, in primis l’altro Paolo, quello comico ma per nulla meno grande, che ha fatto dell’ironia e della sfrontatezza il suo cavallo di battaglia e che nell’imitazione del giocatore interista Beccalossi ha avuto la consacrazione televisiva a inizi 90’ sulle reti Rai. E poi come tacere del mitico Vasco, che dall’inizio degli anni 80’, rappresenta la colonna sonora di generazioni di giovani e che è giunto nel pieno del suo successo con una canzone che ha messo d’accordo tutti critica e pubblico (esclusa ovviamente la giuria di Sanremo, che relegò tale capolavoro del primo rock italiano al penultimo posto della kermesse), Vita Spericolata.
Vita spericolata che sembra accomunare l’altro mitico Rossi dello sport italiano, molto più vicino ai giorni nostri: Valentino, The Doctor, capace di portare il motomondiale a un successo mediatico mai sperato, e capace soprattutto di vincere e stravincere, otto titoli mondiali in quattro categorie diverse senza avere la minima intenzione di smettere. Chi ha visto l’ultima gara di Moto Gp, quella del Gran Premio di Catalogna, sa benissimo di cosa si stia parlando, con Il sorpasso all’ultima curva dell’ultimo giro, dove non c’era assolutamente spazio, contro il fortissimo pilota spagnolo e quindi di casa, Lorenzo. Un Valentino epico che ha scritto un’altra pagina indelebile nella storia del motociclismo mondiale, sfidando ancora le leggi della fisica e del buon senso, fantastico.
E poi c’è l’ultimo, il ragazzino nato nel New Jersey e capace alla sua sesta presenza nella nazionale azzurra di Lippi di incantare tutti con una doppietta da standing ovation., una risposta anche ai più scettici perché quella maglia azzurra ha un peso capace di schiacciare con la sua pressione mediatica grandissimi campioni, ma non il piccolo grande Giuseppe Rossi, che ieri nell’esordio dell’Italia nella Confederation’s Cup, ci ha impiegato un minuto appena per rubare palla in mediana e fiondarsi al limite dell’area facendo partire un bolide di sinistro che si è insaccato vicino all’incrocio.
Era un’Italia inizialmente impacciata quella che stava perdendo contro gli Usa, ma quando il ragazzino, “pepito” Rossi, ha suonato la carica si è rivista la squadra campione del mondo . E non solo per il gol del vantaggio di De Rossi, guarda un po’ che cognome, che dalla distanza fredda il numero uno americano, ma soprattutto per la rete che chiude la gara allo scadere: show sulla fascia destra di Pirlo, che in corsa si gira su se stesso, lascia basito il difensore e pennella un cross arretrato su cui Giuseppe Rossi al volo di prepotenza sigla con un grande destro la sua doppietta personale aggiungendo un po’ di storia a un nome leggendario per lo sport azzurro. E pare essere solo l’inizio per il 22 enne attaccante del Villareal, diventato il sogno di una notte di mezza estate, per molte squadre italiane, prime fra tutte la Juventus.

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