La Voce di Carlo Buonerba

La Voce di Carlo Buonerba
Buongiorno. Sperando che il giorno poi sia buono davvero, è difficile fare una presentazione di una cosa che nemmeno si conosce e nemmeno si comprende dove potrà arrivare, gli esordi di per sé non mostrano mai il valore, ma solo gli intenti, le sottili e ispide flessioni dell’animo che guidano verso una mèta di cui si comprende la forma, forse, ma non certo il contenuto. L’idea, la volontà, l’obiettivo a cui questo spazio vorrebbe tendere è in sé azzardata e anacronistica, trovare il punto di non ritorno che lega indissolubilmente Arte e Sport: le gesta di campioni che fanno sognare la folla, ma anche una cultura poetica, un occhio sensibile e”diverso” che sia uno specchio della società che ci circonda e quando fosse necessario una critica dura senza se ne ma. Dire, dunque, che questa Voce sia pregna solo di sport è un vizio di forma dal quale voglio subito disilludervi. Lo sport, il calcio, la mia malcelata juventinità latente, saranno è vero una base solida su cui poggiare, ma mai dovranno rappresentare un limite, un confine invalicabile dal quale sia impossibile affrancarsi. L’idea ammaliante che un atleta possa essere paragonato a un artista di per sé stata affrontata da grandissimi e insospettabili personalità del nostro tempo, ed è una tematica sulla quale mi impegnerò parecchio, mostrando ai cari lettori aspetti sconosciuti, rischiando anche con parallelismi assurdi e forzati di perdermi. Vi saranno articoli (calcistici ma non solo), riflessioni, suggestioni, poesie sparse e riarse, tutti scritti “rubati” a grandi autori, creati da me medesimo o da chi potrà essere affascinato dal tentativo di fondere l’arte nello sport e lo sport nell’arte. Come tutte le creazioni artistiche di una certa complessità, questo mondo parallelo e distonico, si alimenterà del contributo fondamentale e imprescindibile del fruitore, a cui chiedo, uno sforzo inumano per interagire, correggere e dettare le linee per una nuova voce che sia veramente nuova e non per tutti.

Cerca nel blog

martedì 2 marzo 2010

Da "Parole" . Cinque poesie per il gioco del calcio (Umberto Saba pseudonimo di Pòli)


TREDICESIMA PARTITA

Sui gradini un manipolo sparuto
si riscaldava di sé stesso.
E quando
-smisurata raggiera- il sole spense
dietro una casa il suo barbaglio, il campo
schiarì il presentimento della notte.

Correvano su e giù le maglie rosse,
le maglie bianche, in una luce d'una
strana iridata trasparenza. Il vento
deviava il pallone, la Fortuna
si rimetteva agli occhi la benda.

Piaceva
essere così pochi intirizziti
uniti,
come ultimi uomini su un monte,
a guardare di là l'ultima gara.

Lo stesso Saba legge la celebre lirica in una delle sue rare apparizioni televisive:



Abbiamo alcune note dell'autore che meglio ci fanno comprendere il contesto e il luogo dove egli ebbe l'ispirazione di tale lirica: La tredicesima partita narra Saba "Fu giocata a Padova", "Si disputava in quel pomeriggio (non festivo), una partita eliminatoria fra il Padova e un'altra squadra"... "gli scarsi spettatori erano riuniti su di un'altura".

Il motivo che riemerge "rovesciato" rispetto alle altre opere liriche di Saba è che solo nella grande emozione di quello spettacolo di folla gridante, il poeta riesce ad essere una volta tanto , come tutti gli uomini "normali" di tutti i giorni. Inno, dunque, a una normalità tanto sognata e spesso "vietata" all'artista.

Nessun commento:

Posta un commento