La Voce di Carlo Buonerba

La Voce di Carlo Buonerba
Buongiorno. Sperando che il giorno poi sia buono davvero, è difficile fare una presentazione di una cosa che nemmeno si conosce e nemmeno si comprende dove potrà arrivare, gli esordi di per sé non mostrano mai il valore, ma solo gli intenti, le sottili e ispide flessioni dell’animo che guidano verso una mèta di cui si comprende la forma, forse, ma non certo il contenuto. L’idea, la volontà, l’obiettivo a cui questo spazio vorrebbe tendere è in sé azzardata e anacronistica, trovare il punto di non ritorno che lega indissolubilmente Arte e Sport: le gesta di campioni che fanno sognare la folla, ma anche una cultura poetica, un occhio sensibile e”diverso” che sia uno specchio della società che ci circonda e quando fosse necessario una critica dura senza se ne ma. Dire, dunque, che questa Voce sia pregna solo di sport è un vizio di forma dal quale voglio subito disilludervi. Lo sport, il calcio, la mia malcelata juventinità latente, saranno è vero una base solida su cui poggiare, ma mai dovranno rappresentare un limite, un confine invalicabile dal quale sia impossibile affrancarsi. L’idea ammaliante che un atleta possa essere paragonato a un artista di per sé stata affrontata da grandissimi e insospettabili personalità del nostro tempo, ed è una tematica sulla quale mi impegnerò parecchio, mostrando ai cari lettori aspetti sconosciuti, rischiando anche con parallelismi assurdi e forzati di perdermi. Vi saranno articoli (calcistici ma non solo), riflessioni, suggestioni, poesie sparse e riarse, tutti scritti “rubati” a grandi autori, creati da me medesimo o da chi potrà essere affascinato dal tentativo di fondere l’arte nello sport e lo sport nell’arte. Come tutte le creazioni artistiche di una certa complessità, questo mondo parallelo e distonico, si alimenterà del contributo fondamentale e imprescindibile del fruitore, a cui chiedo, uno sforzo inumano per interagire, correggere e dettare le linee per una nuova voce che sia veramente nuova e non per tutti.

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venerdì 19 marzo 2010

Figuraccia Juve al Craven Cottage e il Fulham vola ai quarti



Non ci si aspettava una grande Juve dati i gravi problemi di formazione a cui Zaccheroni doveva mettere una pezza ma certo che il passaggio del turno era assolutamente lecito attenderselo, specie dopo un inizio gara incoraggiante con la subitanea rete di Trezeguet che portava i bianconeri nell'ideale ottica di potere subire due reti senza uscire di scena. Ma quello che si è visto a Londra ha davvero del grottesco, una figuraccia pari a quella subita contro il Bayern ma con un avversario nettamente più scarso, e intendo dire anche più scarso della scandalosa Juve di questi ultimi tempi. La Juventus è riuscita nell'impresa di resuscitare i mediocri giocatori londinesi, dandogli una forza che probabilmente non sapevano nemmeno di avere. Sul banco degli imputati in primis Fabio Cannavaro, che con l'esperienza e la classe che da sempre hanno contraddistinto la sua carriera non doveva assolutamente commettere un'ingenuità così vistosa, fermando con un falletto comunque evitabile, la punta inglese Davies lanciata al limite dell'area: a rigore di regolamento poteva starci l'espulsione ma data l'entità del fallo pare un po’ eccessiva la scelta dell'arbitro, fatto sta che da Cannavaro, considerando la doppia assenza Chiellini e Legrottaglie, ci si attendeva che desse l'esempio, invece poco prima dell'espulsione aveva cinturato come un dilettante qualsiasi Zamora al centro dell'area. No comment. Non bastasse ciò, Zaccheroni ci ha messo del suo cercando di impostare una squadra difensiva che per 70 minuti in 10 non avrebbe mai potuto reggere, e infatti non ha retto. Per non parlare della Juve do Brasil, una volta i giocatori brasiliani si distinguevano per classe sopraffina e l'eleganza nel trattar la palla, Melo si distingue solo per la calma (spesso vedendolo caracollare in mezzo al campo mi viene in mente il bradipo chissà perché), la calma di Felipe quando regala la palla agli avversari è olimpica, fenomeno. Due paroline le merita anche Diego a cui forse non hanno bene spiegato la differenza tra un tiro in porta e un passaggio al portiere avversario e forse non hanno nemmeno insegnato che quando in area avversaria si tocca la palla con la mano, spesso succede che l'arbitro dia rigore agli avversari. No comment. Il pareggio di Zamora all'8 dimostra la giornata storta di Cannavaro, culminata appunto con l'espulsione al 28, dieci minuti dopo Gera firma il primo gol della sua doppietta personale, la seconda marcatura a inizio ripresa grazie al rigore regalato da Diego. Dispiace sempre perdere ma che la Juve perda in modo così vistoso contro una squadra modesta e per giunta nettamente inferiore si fa fatica a digerirlo, poi si potranno addurre alibi, infortuni e quant'altro ma bisogna avere il coraggio di dire che quando un allenatore non opera alcun cambio durante l'intervallo, dopo un finale di primo tempo penosamente in ribasso, bisogna dire che l'allenatore ha sbagliato o che forse non considerava l'impegno di primaria importanza. Cambi tardivi e sbagliati anche da parte di Zac che ci ha messo del suo, come nella scelta di fare giocare Chimenti, che da 4 anni non vedeva il campo di gioco, fino alla partita sciagurata col Siena, non che i gol toscani fossero colpa del portiere, ma ora mi domando perché parlare di giovani e della forza del vivaio juventino se a un portiere forte come Pinsoglio, che nella formazione primavera abbiamo visto spesso sicuro e perfetto nell'uscite al limite area, oltre che nelle parate a terra, non si lascia lo spazio che merita? Sul quarto e definitivo gol di Dempsey, Chimenti battezza fuori la palla, ma ad andare fuori è la Juve che esce mestamente dall'Europa. No comment. 
Carlo Buonerba

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