La Voce di Carlo Buonerba

La Voce di Carlo Buonerba
Buongiorno. Sperando che il giorno poi sia buono davvero, è difficile fare una presentazione di una cosa che nemmeno si conosce e nemmeno si comprende dove potrà arrivare, gli esordi di per sé non mostrano mai il valore, ma solo gli intenti, le sottili e ispide flessioni dell’animo che guidano verso una mèta di cui si comprende la forma, forse, ma non certo il contenuto. L’idea, la volontà, l’obiettivo a cui questo spazio vorrebbe tendere è in sé azzardata e anacronistica, trovare il punto di non ritorno che lega indissolubilmente Arte e Sport: le gesta di campioni che fanno sognare la folla, ma anche una cultura poetica, un occhio sensibile e”diverso” che sia uno specchio della società che ci circonda e quando fosse necessario una critica dura senza se ne ma. Dire, dunque, che questa Voce sia pregna solo di sport è un vizio di forma dal quale voglio subito disilludervi. Lo sport, il calcio, la mia malcelata juventinità latente, saranno è vero una base solida su cui poggiare, ma mai dovranno rappresentare un limite, un confine invalicabile dal quale sia impossibile affrancarsi. L’idea ammaliante che un atleta possa essere paragonato a un artista di per sé stata affrontata da grandissimi e insospettabili personalità del nostro tempo, ed è una tematica sulla quale mi impegnerò parecchio, mostrando ai cari lettori aspetti sconosciuti, rischiando anche con parallelismi assurdi e forzati di perdermi. Vi saranno articoli (calcistici ma non solo), riflessioni, suggestioni, poesie sparse e riarse, tutti scritti “rubati” a grandi autori, creati da me medesimo o da chi potrà essere affascinato dal tentativo di fondere l’arte nello sport e lo sport nell’arte. Come tutte le creazioni artistiche di una certa complessità, questo mondo parallelo e distonico, si alimenterà del contributo fondamentale e imprescindibile del fruitore, a cui chiedo, uno sforzo inumano per interagire, correggere e dettare le linee per una nuova voce che sia veramente nuova e non per tutti.

Cerca nel blog

martedì 6 aprile 2010

La Juventus non esce dal tunnel , mentre a Napoli potrebbe riaprirsi l'inchiesta su calciopoli

Ci si aspettava una reazione da parte della Juventus di Zaccheroni, in una partita per il tecnico piena di fascino e ricordi: Alberto Zeccheroni è entrato nel calcio che conta proprio per la sua esperienza in quel di Udine, alla guida di una squadra che mise agli occhi dei critici il coraggio e la fortuna che i grandi condottieri devono per forza avere per essere tali. La storia di Zac e del suo fantastico Udinese capaci di arrivare al terzo posto furono per entrambi, squadra e allenatore, l'inizio di una nuova vita sportiva e si perché da allora nessuno considererà più l'Udinese calcio come una sorpresa inattesa nel panorama del calcio italiano e nessuno si stupirà più di vedere il tecnico romagnolo con alterne fortune sedersi sulle panchine più prestigiose d'Italia: Milan, Inter, Toro e Juve solo per citare le società più colme di storia e appeal.  
Purtroppo nei tanti "miracoli" sportivi targati Zac, la Juve del 2010 non sembra proprio potere entrare, il pesante tre a zero subito a Udine ha mostrato come l'autostima di giocatori e squadra sia ai minimi storici di sempre. E' vero che gli oltre 60 infortuni sono uno sproposito difficilmente assimilabile per qualsiasi rosa, è vero che quest'anno tutto dice davvero male alla Vecchia Signora, ma la morbidezza con cui la squadra una volta in svantaggio si siede su se stessa, le amnesie che colpiscono giocatori di sicuro valore, la fragilità psicologica di un gruppo che ad ogni giornata sembra sempre più spaesato e timido, non lasciano molto spazio ai voli pindarici di rimonta.  
Manca in fin dei conti il concetto di squadra, l'idea che ognuno debba giocare per gli altri e per la maglia soprattutto e poi per se stesso di riflesso, manca l'ardore, la grinta, la cattiveria, la Juventus football club è sempre stata altro, è sempre stata una squadra dove le proprie forze venivano centuplicate dal colore di quella maglia, dove il tifoso era davvero il dodicesimo uomo, la Juventus è sempre stata l'intelligenza, la cultura e l'ironia della famiglia Agnelli. Proprio in queste ore in cui la storia ci racconta che forse i "cattivi" e "disonesti" dirigenti juventini, ossia i fondatori della cupola, non erano poi così cattivi e disonesti come la funesta calciopoli ci ha voluto fare intendere, e forse la banda degli onesti, le povere baccanti travolte dai brutti oceani del calcio italiano, forse non erano così vergini come alcuni giornalisti e alcune delle massime cariche sportive nel maggio 2006 ci hanno colpevolmente fatto intendere. 
E' proprio per questo che qualora le nuove indagini delineassero nuovi scenari, i tifosi juventini in primis poi gli altri rivorrebbero indietro i loro sogni e le vittorie tolte troppo frettolosamente da una giustizia quella sportiva che era parsa a molti addetti ai lavori spinta dal desiderio di un giustizialismo sommario e non dalla volontà di fare davvero luce sulle oscure vicende del calderone calciopoli.
Carlo Buonerba

1 commento:

  1. Ci vogliono le prove non le parole......caro charlie..quando ci saranno quelle allora saro il primo a condannare ma fino a quel giorno solo ilazioni e avvocati delle difesa che non sanno proprio che pesci pigliare se per difendere l'uno sono obbligati ad attacare l'altro povera italia.....poeti santi e navigatori???????forse ma anche opportunisti imbrolglioni e ipocriti....

    RispondiElimina