La Voce di Carlo Buonerba

La Voce di Carlo Buonerba
Buongiorno. Sperando che il giorno poi sia buono davvero, è difficile fare una presentazione di una cosa che nemmeno si conosce e nemmeno si comprende dove potrà arrivare, gli esordi di per sé non mostrano mai il valore, ma solo gli intenti, le sottili e ispide flessioni dell’animo che guidano verso una mèta di cui si comprende la forma, forse, ma non certo il contenuto. L’idea, la volontà, l’obiettivo a cui questo spazio vorrebbe tendere è in sé azzardata e anacronistica, trovare il punto di non ritorno che lega indissolubilmente Arte e Sport: le gesta di campioni che fanno sognare la folla, ma anche una cultura poetica, un occhio sensibile e”diverso” che sia uno specchio della società che ci circonda e quando fosse necessario una critica dura senza se ne ma. Dire, dunque, che questa Voce sia pregna solo di sport è un vizio di forma dal quale voglio subito disilludervi. Lo sport, il calcio, la mia malcelata juventinità latente, saranno è vero una base solida su cui poggiare, ma mai dovranno rappresentare un limite, un confine invalicabile dal quale sia impossibile affrancarsi. L’idea ammaliante che un atleta possa essere paragonato a un artista di per sé stata affrontata da grandissimi e insospettabili personalità del nostro tempo, ed è una tematica sulla quale mi impegnerò parecchio, mostrando ai cari lettori aspetti sconosciuti, rischiando anche con parallelismi assurdi e forzati di perdermi. Vi saranno articoli (calcistici ma non solo), riflessioni, suggestioni, poesie sparse e riarse, tutti scritti “rubati” a grandi autori, creati da me medesimo o da chi potrà essere affascinato dal tentativo di fondere l’arte nello sport e lo sport nell’arte. Come tutte le creazioni artistiche di una certa complessità, questo mondo parallelo e distonico, si alimenterà del contributo fondamentale e imprescindibile del fruitore, a cui chiedo, uno sforzo inumano per interagire, correggere e dettare le linee per una nuova voce che sia veramente nuova e non per tutti.

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domenica 30 maggio 2010

29 Maggio 2010



Di Carlo Buonerba

Venticinque anni, un quarto di secolo, uno spazio temporale piuttosto lungo per quella che può essere la vita di un uomo, eppure nella lunghezza, nella concatenazione degli anni che ci separano da quel maledetto 29 maggio 1985, migliaia di tifosi hanno pervaso le vie di Torino, ricordando a molti che la memoria del vero tifo non si smarrisce nel giro di qualche  stanca lancetta d'orologio. Proprio così migliaia di tifosi per ricordare che quella notte allo Stadio Heysel di Bruxelles,  morirono ingiustamente, barbaramente, inspiegabilmente Trentanove Angeli Bianconeri.
La giornata di oggi , la marcia commemorativa di quello scempio, è stata perorata dalla tifoseria juventina per dire alle Loro Famiglie ancora oggi così colpite da quella tragedia, che inevitabilmente ha segnato profondamente ognuna di loro,  che i tifosi della Juve spesso additati, giudicati troppo superficialmente o ancora peggio considerati distaccati e poco amorevoli verso quei colori,  i tifosi della Juve non dimenticano e non dimenticheranno mai i loro fratelli volati a tifare dall'alto.

C'erano ultras di ogni età, etnia, colore o religione poiché la memoria e la cultura del vero tifo non conosce barriere sociali o temporali che esse siano. Gente venuta da Reggio Calabria, Frosinone, Roma, Napoli, dal Trentino, da Malta, dalla vicina Svizzera insomma da ognidove, per dire a voce alta, ma con la rabbia del dolore che forse cambia d'aspetto ma che di certo non si dissolve ne si attenua col tempo, per dire a voce alta, con lo sguardo fiero, che tutti nonostante tutto sono inguaribilmente, cocciutamente, coraggiosamente  orgogliosi di quella storia e di quella leggenda di nome Juventus che mai nessuna tragedia e nessun tribunale potranno cancellare.       

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