Di Carlo Buonerba
Venticinque anni, un quarto di secolo, uno spazio temporale piuttosto lungo per quella che può essere la vita di un uomo, eppure nella lunghezza, nella concatenazione degli anni che ci separano da quel maledetto 29 maggio 1985, migliaia di tifosi hanno pervaso le vie di Torino, ricordando a molti che la memoria del vero tifo non si smarrisce nel giro di qualche stanca lancetta d'orologio. Proprio così migliaia di tifosi per ricordare che quella notte allo Stadio Heysel di Bruxelles, morirono ingiustamente, barbaramente, inspiegabilmente Trentanove Angeli Bianconeri.
La giornata di oggi , la marcia commemorativa di quello scempio, è stata perorata dalla tifoseria juventina per dire alle Loro Famiglie ancora oggi così colpite da quella tragedia, che inevitabilmente ha segnato profondamente ognuna di loro, che i tifosi della Juve spesso additati, giudicati troppo superficialmente o ancora peggio considerati distaccati e poco amorevoli verso quei colori, i tifosi della Juve non dimenticano e non dimenticheranno mai i loro fratelli volati a tifare dall'alto.
C'erano ultras di ogni età, etnia, colore o religione poiché la memoria e la cultura del vero tifo non conosce barriere sociali o temporali che esse siano. Gente venuta da Reggio Calabria, Frosinone, Roma, Napoli, dal Trentino, da Malta, dalla vicina Svizzera insomma da ognidove, per dire a voce alta, ma con la rabbia del dolore che forse cambia d'aspetto ma che di certo non si dissolve ne si attenua col tempo, per dire a voce alta, con lo sguardo fiero, che tutti nonostante tutto sono inguaribilmente, cocciutamente, coraggiosamente orgogliosi di quella storia e di quella leggenda di nome Juventus che mai nessuna tragedia e nessun tribunale potranno cancellare.

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