Negli ultimi anni la differenza tra le primissime squadre del campionato è sempre stata decisa non dai punti negli scontri diretti, ma dalla continuità di vittorie contro squadre medio-piccole: per questo Del Neri prima del Brescia aveva rimarcato come i tre punti in terra lombarda fossero importantissimi, temeva a ragion veduta un calo di intensità e impegno nei suoi ragazzi. Tant'è che la Juve gladiatoria di San Siro è rimasta al Meazza con tutte le sue certezze, dopo due pareggini (quello delittuoso con il Salisburgo in Europa League e quello perfino accettabile contro Caracciolo e compagni) adesso è più difficile alimentare sogni di gloria. Che il peso degli infortuni fosse devastante, è arcinoto a Torino da un paio di primavere, che la trasferta di un Brescia capace di strappare un pareggio esterno con l'Inter non fosse una passeggiata pure, ma ora la Juve deve estrarre di nuovo i suoi aritigli e battere a tutti i costi la Roma se non vuole essere risucchiata in una classifica che dopo gli stop della Lazio è molto più corta. Il problema paradossalmente potrebbe non essere la difficile sfida con i giallorossi in netta ripresa e oramai solo a un punto, il rischio, la spada che pende sopra una squadra che deve sempre dare il massimo per riuscire a vincere, è che nelle partite contro avversari di rango inferiore rischi di dissipare un ruolino di marcia invidiabile contro le più accese rivali nella lotta al tricolore. Per questo importante sarà la sfida contro l'ex mister Ranieri, ma più importanti saranno ancora le sfide seguenti: contro Genoa, Fiorentina e Catania, per comprendere se i bianconeri avranno definitivamente debellato vinto e scacciato la strana, anemica e sincopatica sindrome di Robin Hood.
Carlo Buonerba
Carlo Buonerba

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