La Voce di Carlo Buonerba

La Voce di Carlo Buonerba
Buongiorno. Sperando che il giorno poi sia buono davvero, è difficile fare una presentazione di una cosa che nemmeno si conosce e nemmeno si comprende dove potrà arrivare, gli esordi di per sé non mostrano mai il valore, ma solo gli intenti, le sottili e ispide flessioni dell’animo che guidano verso una mèta di cui si comprende la forma, forse, ma non certo il contenuto. L’idea, la volontà, l’obiettivo a cui questo spazio vorrebbe tendere è in sé azzardata e anacronistica, trovare il punto di non ritorno che lega indissolubilmente Arte e Sport: le gesta di campioni che fanno sognare la folla, ma anche una cultura poetica, un occhio sensibile e”diverso” che sia uno specchio della società che ci circonda e quando fosse necessario una critica dura senza se ne ma. Dire, dunque, che questa Voce sia pregna solo di sport è un vizio di forma dal quale voglio subito disilludervi. Lo sport, il calcio, la mia malcelata juventinità latente, saranno è vero una base solida su cui poggiare, ma mai dovranno rappresentare un limite, un confine invalicabile dal quale sia impossibile affrancarsi. L’idea ammaliante che un atleta possa essere paragonato a un artista di per sé stata affrontata da grandissimi e insospettabili personalità del nostro tempo, ed è una tematica sulla quale mi impegnerò parecchio, mostrando ai cari lettori aspetti sconosciuti, rischiando anche con parallelismi assurdi e forzati di perdermi. Vi saranno articoli (calcistici ma non solo), riflessioni, suggestioni, poesie sparse e riarse, tutti scritti “rubati” a grandi autori, creati da me medesimo o da chi potrà essere affascinato dal tentativo di fondere l’arte nello sport e lo sport nell’arte. Come tutte le creazioni artistiche di una certa complessità, questo mondo parallelo e distonico, si alimenterà del contributo fondamentale e imprescindibile del fruitore, a cui chiedo, uno sforzo inumano per interagire, correggere e dettare le linee per una nuova voce che sia veramente nuova e non per tutti.

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domenica 23 gennaio 2011

A’ bientot David.


Di Carlo Buonerba

David_Trezeguet_7.jpgLe storie d’amore si sa come cominciano ma non si sa mai come e quando finiscono, quella tra David Trezeguet e la Juventus è iniziata nell’estate del 2000 quando Big Luciano alias Moggi lo prelevò dal Monacò per la cospicua cifra di 45 miliardi di lire, che di certo non erano pochi per i tempi ma che dimostrarono ancora una volta la “vista” felina di Moggi nell’individuare campionissimi.

E si perché Trezeguet giustamente ribattezzato dai tifosi Re David , un campionissimo lo è stato davvero, non solo per essere il cannoniere straniero più prolifico nella centenaria storia bianconera, ma perché quella maglia a strisce lui ce l’ha tatuata ancora nel petto, infatti dopo i lunghi dieci anni alcuni gloriosi cosparsi di ben 171 reti in totale, di cui 131 in campionato e 30 tra Champions (27) ed Europa League, dopo avere vinto 4 scudetti 2 supercoppe italiane e avere perso il maledetto derby di Champions in finale contro il Milan, dopo essere passato nel purgatorio della Serie B e avere riconquistato in Serie A l’accesso all’Europa dei grandi, anche Re David ha pagato la scellerata stagione della Juventus di Ferrara e Zaccheroni, ed è stato “regalato” all’Hercules Alicante in Spagna. Regalato poiché dei 4,5 milioni di euro che percepisce di stipendio ben tre sono a carico della Juve fino a Giugno 2011. La considerazione più grave da farsi riguarda il modo in cui è stato ceduto, senza che per un giocatore che ha scritto importanti pagine della centenaria storia della Juventus, sia stata allestita una festa ad hoc, per salutare per dirsi arrivederci, per mandarsi un bacio, nulla di tutto ciò la cessione fatta in extremis nel 29 agosto scorso, è stata allestita come una fuga notturna di un evaso da Alcatraz. Certo che questa scelta da parte di Marotta e Del Neri era dettata da un tentativo di sgravarsi da uno stipendio “pesante” come quello di David, considerata anche l’età non più verdissima del campione franco-argentino, tant’è che ora a metà stagione le voci che si susseguono sono tante e la Juventus sta pagando a caro prezzo in termini di infortuni (Quagliarella, Iaquinta) e di contributo di marcature nel reparto offensivo, stante la sterilità in fase realizzativa di Amauri.

Le voci che si inseguono e che forse giungono più dal cuore caldo dei tifosi che non dagli uffici degli agenti di mercato, dicono che forse questa storia d’amore così celermente interrotta ma mai definitivamente conclusa possa magicamente riaprirsi e brillare di nuovissima luce. Se lo stesso Trezeguet alcune settimane dopo la fulminea cessione disse:” “Io della Juve resterò sempre innamorato. Tiferò per il prossimo scudetto che arriverà se la squadra si manterrà umile”. Parole di un amore sempre vivo e forse parole di un’inguaribile romantico della palla come David, parole che se paragonate al saluto tributatogli da Del Piero nelle pagine del suo sito, pochi giorni dopo la partenza del gemello d’attacco:” Caro David, è arrivato il momento di dirsi ciao. Ho perso il conto delle stagioni che abbiamo giocato insieme e dei gol che abbiamo fatto… Diciassette gol all’anno di media, come il tuo numero di maglia: questo basta per dire che bomber sei. Ma per me che ho giocato al tuo fianco, non c’è bisogno di numeri. Ritengo sia stato un onore fare coppia in campo con uno dei più grandi attaccanti del mondo, in assoluto.”
Per quanto ha dato alla maglia, per l’amore che ancora gli tributano tifosi ed ex compagni per quanto può ancora concedere in senso di reti alla Juventus, la storia d’amore tra Re David e la Signora del calcio potrebbe, dovrebbe e ci sarebbero tutti i presupposti astrali e congiunturali perché iniziasse di nuovo, à bientot David. 

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